Cos’è la nanotecnologia

Cos’è la nanotecnologia

E’ un ramo della scienza che si occupa del controllo e della manipolazione della materia su scala dimensionale nanometrica (un miliardesimo di metro). A livello “nano”, i comportamenti e le caratteristiche della materia si
modificano in modo notevole con proprietà e funzionalità che vanno fondamentalmente in due direzioni: o sono notevolmente migliorate o sono completamente nuove.

La nanotecnologia non è un prodotto!

Il concetto di nanotecnologia viene spesso identificato con l’intera categoria dei prodotti dedicati ai trattamenti protettivi. Ma è una semplificazione errata che rischia di essere fuorviante. La nanotecnologia, infatti, non è un prodotto, ma un processo di laboratorio applicato a molti materiali, e non solo, in diversi campi.

Caratteristiche e qualità dei tanti composti nanotecnologici, si differenziano per effetto di diversi fattori: metodo utilizzato per ottenere le particelle nanometriche, materie prime utilizzate, tipologia e qualità del legame che si genera tra le molecole stesse e con il supporto rivestito e altro ancora…

E i prodotti non sono tutti uguali, ma variano per:

MATERIE PRIME E PROCESSO

Quasi tutti i prodotti nanotecnologici sono a base di biossido di silicio, ma la loro formulazione può includere anche altri componenti in grado di apportare benefici specifici. Allo stesso modo, esistono diversi processi per produrre le nanomolecole, con diverso impatto su dimensioni, forma, distribuzione delle dimensioni, ecc. Elementi che ne influenzano significativamente le prestazioni.

LEGAMI MOLECOLARI

Posto che minore è la dimensione delle particelle, migliori saranno le proprietà acquisite, è bene sapere che non tutte le molecole di un composto sono nanometriche. Si definisce, infatti, nanotecnologico un materiale in cui almeno il 50% di esse rientra nel limite dimensionale nano. La qualità delle molecole più grandi e del loro legame con quelle nano, ha un impatto molto rilevante sulla performance del prodotto.

SPESSORI

Anche lo spessore applicato svolge un ruolo decisivo sia rispetto alla durata che alla sua efficacia. Esso dipende sia dalle
caratteristiche del prodotto che, come vedremo, dalla possibilità
di stratificarne più livelli sulla superficie da proteggere

La nanotecnologia è una scienza ancora giovane, con margini evolutivi enormi. La più grande, vera, fonte di differenziazione e vantaggio competitivo, quindi, è nella ricerca & sviluppo e nella disponibilità di tecnologia e know-how proprietari.

L'origine è in natura

L'effetto loto

La nanotecnologia ha origine dall’osservazione di una proprietà intrinseca alla pianta del loto: la repellenza ai fluidi e all’adesione dello sporco.
Le prime osservazioni, a fine degli anni 50’ suscitarono la domanda spontanea: perché il
fiore rimane pulito nonostante il suo habitat di acque stagnanti e fangose? “Sicuramente abbiamo a che fare con una superficie estremante liscia”, fu la prima deduzione. L’osservazione al microscopio, invece, mostrò che essa è tutt’altro che liscia, anzi, assai ruvida e formata da tanti peletti fittissimi tra loro rivolti verso l’alto. Le altre molecole rimangono come sospese su questi peletti e non riescono a penetrarvi poiché molto più grosse.

Si è scoperto inoltre che tale conformazione molecolare produce una elevata tensione sulla superficie, parecchio maggiore di quella dei fluidi. Ciò genera un effetto di respingimento delle gocce d’acqua, allo stesso modo in cui si comportano due calamite avvicinate tra loro in corrispondenza dei poli con lo stesso segno.
Si è infine osservato come l’area di contatto tra la goccia di acqua e la superficie di appoggio, a causa della sua conformazione, sia molto bassa.
Questa condizione, unita alla tensione di superficie, fa’ sì che la goccia scivoli via trascinando con sé le sostanze contaminanti (sporco). Per questo motivo si ha anche un effetto di autopulizia

Imitando la natura sono stati creati materiali con caratteristiche simili alla foglia di
loto, in cui molecole, artificialmente ridimensionate, impediscono l’ingresso di quelle
più grandi generando, nel contempo, l’effetto di repellenza ai fluidi.

Dimensione e struttura molecolare fanno la differenza

Grafite e Diamante

Grafite e Diamante, sono minerali agli opposti: tenero e opaco, il primo, estremamente duro, lucente e trasparente il secondo. Eppure, essi hanno esattamente la stessa composizione chimica: carbonio puro. Cosa li rende così diversi? La loro struttura molecolare. Nella grafite gli atomi di carbonio formano dei fogli bidimensionali forti in sé, ma legati debolmente gli uni agli altri e questo conferisce al materiale morbidezza e scivolosità. Nel diamante gli atomi di carbonio formano una struttura tridimensionale tetraedrica che unisce insieme, con legami stabili (covalenti), miliardi di atomi donandogli straordinaria forza.

Durezza materiale e grande forza del legame tra le molecole, sono esattamente gli effetti prodotti dalla riduzione di dimensione e modifica della struttura molecolare, ottenute grazie alla nanotecnologia. Parlando di rivestimenti, come nel nostro caso, è decisiva anche la tecnologia utilizzata per legare le molecole del composto nanotecnologico con quelle delle superfici su cui viene applicato, che non contengono particelle nano. La forza di adesione, infatti, impatta significativamente sulla durata. Non a caso esistono prodotti con formulazione specifica in funzione del tipo di materiale a cui devono legarsi.

Partendo dalla stessa materia, dimensione e connessione tra molecole, si possono
produrre materiali con carateristiche molto diverse. Nel caso dei rivestimenti, vengono
create formulazioni che ne esaltano durezza e resistenza meccanica

Nanotecnologia in epoca romana

La coppa di Licurgo

Una preziosa coppa romana in vetro colorato,realizzata all’incirca 1.600 anni fa, rivela una realtà sorprendente: gli artigiani romani furono i pionieri, inconsapevoli, della nanotecnologia. Gli scienziati hanno impiegato 40 anni per risolvere il mistero di questa straordinaria opera d’arte che appare di colore diverso in funzione della posizione della fonte luminosa: verde se illuminata frontalmente, rossa se posteriormente. Tale effetto è dovuto alla contaminazione, probabilmente casuale nel caso specifico, del vetro con nanoparticelle di oro o argento, disperse nel volume vetroso.

400 anni dopo, la nanotecnologia è in grado di sfruttare, consapevolmente, le caratteristiche che determinati materiali possiedono, modificati allo stato nanometrico, di esaltare le caratteristiche cromatiche della superficie sui cui vengono applicati. Esistono prodotti, ad esempio, che contengono nanoparticelle di composti chimici in forma cristallina in grado di aumentare l’indice di rifrazione della luce, producendo maggiore brillantezza e riflettenza e diversi effetti di colore in funzione delle caratteristiche della fonte luminosa e dell’angolo di impatto del fascio radiante.

Oltre alle caratteristiche di protezione, la nanotecnologia è in grado di produrre
composti che esaltano le caratteristiche estetiche del materiale su cui vengono
applicati. Una sorta di “realtà aumentata”, si potrebbe definire

E’ un ramo della scienza che si occupa del controllo e della manipolazione della materia su scala dimensionale nanometrica (un miliardesimo di metro). A livello “nano”, i comportamenti e le caratteristiche della materia si
modificano in modo notevole con proprietà e funzionalità che vanno fondamentalmente in due direzioni: o sono notevolmente migliorate o sono completamente nuove.

La nanotecnologia non è un prodotto!

Il concetto di nanotecnologia viene spesso identificato con l’intera categoria dei prodotti dedicati ai trattamenti protettivi. Ma è una semplificazione errata che rischia di essere fuorviante. La nanotecnologia, infatti, non è un prodotto, ma un processo di laboratorio applicato a molti materiali, e non solo, in diversi campi.

Caratteristiche e qualità dei tanti composti nanotecnologici, si differenziano per effetto di diversi fattori: metodo utilizzato per ottenere le particelle nanometriche, materie prime utilizzate, tipologia e qualità del legame che si genera tra le molecole stesse e con il supporto rivestito e altro ancora…

E i prodotti non sono tutti uguali, ma variano per:

MATERIE PRIME E PROCESSO

Quasi tutti i prodotti nanotecnologici sono a base di biossido di silicio, ma la loro formulazione può includere anche altri componenti in grado di apportare benefici specifici. Allo stesso modo, esistono diversi processi per produrre le nanomolecole, con diverso impatto su dimensioni, forma, distribuzione delle dimensioni, ecc. Elementi che ne influenzano significativamente le prestazioni.

LEGAMI MOLECOLARI

Posto che minore è la dimensione delle particelle, migliori saranno le proprietà acquisite, è bene sapere che non tutte le molecole di un composto sono nanometriche. Si definisce, infatti, nanotecnologico un materiale in cui almeno il 50% di esse rientra nel limite dimensionale nano. La qualità delle molecole più grandi e del loro legame con quelle nano, ha un impatto molto rilevante sulla performance del prodotto.

SPESSORI

Anche lo spessore applicato svolge un ruolo decisivo sia rispetto alla durata che alla sua efficacia. Esso dipende sia dalle
caratteristiche del prodotto che, come vedremo, dalla possibilità
di stratificarne più livelli sulla superficie da proteggere

La nanotecnologia è una scienza ancora giovane, con margini evolutivi enormi. La più grande, vera, fonte di differenziazione e vantaggio competitivo, quindi, è nella ricerca & sviluppo e nella disponibilità di tecnologia e know-how proprietari.

L'origine è in natura

L'effetto loto

La nanotecnologia ha origine dall’osservazione di una proprietà intrinseca alla pianta del loto: la repellenza ai fluidi e all’adesione dello sporco.
Le prime osservazioni, a fine degli anni 50’ suscitarono la domanda spontanea: perché il
fiore rimane pulito nonostante il suo habitat di acque stagnanti e fangose? “Sicuramente abbiamo a che fare con una superficie estremante liscia”, fu la prima deduzione. L’osservazione al microscopio, invece, mostrò che essa è tutt’altro che liscia, anzi, assai ruvida e formata da tanti peletti fittissimi tra loro rivolti verso l’alto. Le altre molecole rimangono come sospese su questi peletti e non riescono a penetrarvi poiché molto più grosse.

Si è scoperto inoltre che tale conformazione molecolare produce una elevata tensione sulla superficie, parecchio maggiore di quella dei fluidi. Ciò genera un effetto di respingimento delle gocce d’acqua, allo stesso modo in cui si comportano due calamite avvicinate tra loro in corrispondenza dei poli con lo stesso segno.
Si è infine osservato come l’area di contatto tra la goccia di acqua e la superficie di appoggio, a causa della sua conformazione, sia molto bassa.
Questa condizione, unita alla tensione di superficie, fa’ sì che la goccia scivoli via trascinando con sé le sostanze contaminanti (sporco). Per questo motivo si ha anche un effetto di autopulizia

Imitando la natura sono stati creati materiali con caratteristiche simili alla foglia di loto, in cui molecole, artificialmente ridimensionate, impediscono l’ingresso di quelle più grandi generando, nel contempo, l’effetto di repellenza ai fluidi.

Dimensione e struttura molecolare fanno la differenza

Grafite e Diamante

Grafite e Diamante, sono minerali agli opposti: tenero e opaco, il primo, estremamente duro, lucente e trasparente il secondo. Eppure, essi hanno esattamente la stessa composizione chimica: carbonio puro. Cosa li rende così diversi? La loro struttura molecolare. Nella grafite gli atomi di carbonio formano dei fogli bidimensionali forti in sé, ma legati debolmente gli uni agli altri e questo conferisce al materiale morbidezza e scivolosità. Nel diamante gli atomi di carbonio formano una struttura tridimensionale tetraedrica che unisce insieme, con legami stabili (covalenti), miliardi di atomi donandogli straordinaria forza.

Durezza materiale e grande forza del legame tra le molecole, sono esattamente gli effetti prodotti dalla riduzione di dimensione e modifica della struttura molecolare, ottenute grazie alla nanotecnologia. Parlando di rivestimenti, come nel nostro caso, è decisiva anche la tecnologia utilizzata per legare le molecole del composto nanotecnologico con quelle delle superfici su cui viene applicato, che non contengono particelle nano. La forza di adesione, infatti, impatta significativamente sulla durata. Non a caso esistono prodotti con formulazione specifica in funzione del tipo di materiale a cui devono legarsi.

Partendo dalla stessa materia, dimensione e connessione tra molecole, si possono produrre materiali con caratteristiche molto diverse. Nel caso dei rivestimenti, vengono
create formulazioni che ne esaltano durezza e resistenza meccanica

Nanotecnologia in epoca romana

La coppa di Licurgo

Una preziosa coppa romana in vetro colorato,realizzata all’incirca 1.600 anni fa, rivela una realtà sorprendente: gli artigiani romani furono i pionieri, inconsapevoli, della nanotecnologia. Gli scienziati hanno impiegato 40 anni per risolvere il mistero di questa straordinaria opera d’arte che appare di colore diverso in funzione della posizione della fonte luminosa: verde se illuminata frontalmente, rossa se posteriormente. Tale effetto è dovuto alla contaminazione, probabilmente casuale nel caso specifico, del vetro con nanoparticelle di oro o argento, disperse nel volume vetroso.

400 anni dopo, la nanotecnologia è in grado di sfruttare, consapevolmente, le caratteristiche che determinati materiali possiedono, modificati allo stato nanometrico, di esaltare le caratteristiche cromatiche della superficie sui cui vengono applicati. Esistono prodotti, ad esempio, che contengono nanoparticelle di composti chimici in forma cristallina in grado di aumentare l’indice di rifrazione della luce, producendo maggiore brillantezza e riflettenza e diversi effetti di colore in funzione delle caratteristiche della fonte luminosa e dell’angolo di impatto del fascio radiante.

Oltre alle caratteristiche di protezione, la nanotecnologia è in grado di produrre
composti che esaltano le caratteristiche estetiche del materiale su cui vengono
applicati. Una sorta di “realtà aumentata”, si potrebbe definire

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o compila il modulo di contatto

FAQ

LEGGI QUI LE RISPOSTE AD ALCUNE TRA LE DOMANDE PIU' FREQUENTI:

E' un ramo della scienza che si occupa del controllo e della manipolazione della materia su scala dimensionale nanometrica (un miliardesimo di metro). A livello "nano",  i comportamenti e le caratteristiche della materia si modificano in modo notevole con proprietà e funzionalità che vanno fondamentalmente in due direzioni: o sono notevolmente migliorate o sono completamente nuove.

E' un liquido trasparente a base di biossido di silicio composto di nanomolecole. Una volta applicato, le nanomolecole riempiono gli spazi vuoti esistenti sulla superficie fino a formare una barriera che isola il substrato originale dai contaminanti del mondo esterno. 

No. Ceramic Pro è assolutamente sicuro, per qualsiasi superficie. Non danneggia vernice o trasparente e non inficia la garanzia originale della tua auto.

No. Tutti i prodotti Ceramic Pro sono sottoposti a severi test da parte di SGS, che ne garantiscono l'assoluta affidabilità anche in questo senso.

Sì, una alternativa di gran lunga più performante, sotto tutti i punti di vista, e durevole. Una volta applicato il Ceramic Pro non c'è più bisogno di alcuna cera o altro protettivo. La manutenzione a tuo carico richiede solo lavaggio con acqua e detersivo neutro.

No. Il Ceramic Pro può essere venduto ed applicato esclusivamente da centri certificati ed autorizzati. Ogni altra soluzione, oltre a rischiare di creare danni alla superficie e compromettere il risultato finale, fa decadere ogni diritto alla garanzia.

Sì. Anzi, proprio perché i trasparenti opachi sono particolarmente problematici in tema di mantenimento e manutenzione, l'applicazione del Ceramic Pro è ancora più utile e funzionale.

La durezza del Ceramic Pro è tre volte superiore a quella di un tradizionale trasparente. Ciò aumenta notevolmente la resistenza della superficie, ma, nonostante ciò, non è possibile fornire una garanzia assoluta contro graffi, scheggiature e abrasioni. Eventuali difetti eventualmente creatisi al di sopra dello strato di base verniciante, però, possono essere molto più facilmente ripristinati.

Per una corretta manutenzione è sufficiente lavare a mano periodicamente la vettura, con solo detergente neutro. Oltre a questo è necessario svolgere, presso il nostro centro, il ciclo di mantenimento annuale.

Si tratta di un passaggio annuale presso il nostro centro al fine di una verifica dello stato della protezione ed il ripristino di eventuali particelle superficiali di prodotto deteriorate. Il prezzo di tale attività è già incluso nel costo del pacchetto acquistato.

Sì, per il periodo indicato in funzione del tipo di trattamento (da due anni fino a vita). La validità della garanzia è subordinata alla puntuale esecuzione del ciclo di mantenimento.

Dipende dal pacchetto scelto, dalle dimensioni e dalle condizioni del veicolo da trattare. Per dare comunque un riferimento, si parte dai 600 Euro fino ad arrivare a circa 3000 per la protezione a vita.

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FAQ

LEGGI QUI LE RISPOSTE AD ALCUNE TRA LE DOMANDE PIU' FREQUENTI:

E' un ramo della scienza che si occupa del controllo e della manipolazione della materia su scala dimensionale nanometrica (un miliardesimo di metro). A livello "nano",  i comportamenti e le caratteristiche della materia si modificano in modo notevole con proprietà e funzionalità che vanno fondamentalmente in due direzioni: o sono notevolmente migliorate o sono completamente nuove.

E' un liquido trasparente a base di biossido di silicio composto di nanomolecole. Una volta applicato, le nanomolecole riempiono gli spazi vuoti esistenti sulla superficie fino a formare una barriera che isola il substrato originale dai contaminanti del mondo esterno. 

No. Ceramic Pro è assolutamente sicuro, per qualsiasi superficie. Non danneggia vernice o trasparente e non inficia la garanzia originale della tua auto.

No. Tutti i prodotti Ceramic Pro sono sottoposti a severi test da parte di SGS, che ne garantiscono l'assoluta affidabilità anche in questo senso.

Sì, una alternativa di gran lunga più performante, sotto tutti i punti di vista, e durevole. Una volta applicato il Ceramic Pro non c'è più bisogno di alcuna cera o altro protettivo. La manutenzione a tuo carico richiede solo lavaggio con acqua e detersivo neutro.

No. Il Ceramic Pro può essere venduto ed applicato esclusivamente da centri certificati ed autorizzati. Ogni altra soluzione, oltre a rischiare di creare danni alla superficie e compromettere il risultato finale, fa decadere ogni diritto alla garanzia.

Sì. Anzi, proprio perché i trasparenti opachi sono particolarmente problematici in tema di mantenimento e manutenzione, l'applicazione del Ceramic Pro è ancora più utile e funzionale.

La durezza del Ceramic Pro è tre volte superiore a quella di un tradizionale trasparente. Ciò aumenta notevolmente la resistenza della superficie, ma, nonostante ciò, non è possibile fornire una garanzia assoluta contro graffi, scheggiature e abrasioni. Eventuali difetti eventualmente creatisi al di sopra dello strato di base verniciante, però, possono essere molto più facilmente ripristinati.

Per una corretta manutenzione è sufficiente lavare a mano periodicamente la vettura, con solo detergente neutro. Oltre a questo è necessario svolgere, presso il nostro centro, il ciclo di mantenimento annuale.

Si tratta di un passaggio annuale presso il nostro centro al fine di una verifica dello stato della protezione ed il ripristino di eventuali particelle superficiali di prodotto deteriorate. Il prezzo di tale attività è già incluso nel costo del pacchetto acquistato.

Sì, per il periodo indicato in funzione del tipo di trattamento (da due anni fino a vita). La validità della garanzia è subordinata alla puntuale esecuzione del ciclo di mantenimento.

Dipende dal pacchetto scelto, dalle dimensioni e dalle condizioni del veicolo da trattare. Per dare comunque un riferimento, si parte dai 600 Euro fino ad arrivare a circa 3000 per la protezione a vita.